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lunedì 14 novembre 2022

Christian Universalism - a profession of faith (English version)



All the following sentences are not dogmas or revelated Thruths, but only my personal opinions.

God is neither male, nor female, but He/She is our Father, Mother, Friend and Lover. In His/Her Kingdom there is no discrimination on sexuality, race, language, religion, political view, etc.
Jesus of Nazareth is not only a great spiritual theacher, He is the incarnated God. At the same time there are a lot of holy men and women, the Saints guided by God. There are Saints, both inside the organized Christian communities (for example: Makarios the Egyptian, Isaac the Syrian, Catherine of Siena, Theresa of Avila), both outside them (Confucius, Buddha, Mohamed, Rabbi Maimonides, Guru Nanak Dev and others).
Who is a Saint? A person guided by the Holy Spirit, a part of God, who He Himself already gives us in this mortal life. Everyone can meet the Spirit of God. The only limit is that one has to sincerely accept Him and to live in accord to the Spirit. A Saint could make mistakes, as every human, but to follow a Saint's theaching is always a good choice.
If a person practices his/her religion or philosophy with devotion and love, he/she can reach the Holy Spirit, but nobody has the right to impose his way or view to others.
Study of the Holy Scriptures, prayers, rites, ethical laws and meditation are the tools who help us in our spiritual pilgrimage, but only on condition that we also practice charity to our brothers and sisters. In the Gospels, Jesus Christ Himself explains that the real discriminating factor is the charity to others, for example in the Sermon on the Beatitudes (Matthew 5,3-12) or in the Parable of the Sheep and the Goals (Matthew 25,31-56).
The Scriptures, like Bible, Quran, Vedas, Adi Granth and Pali Canon, are inspired by God, but written by humans, who lived in a particular age and country, that influenced them. For this reason, the Scriptures may help us, if we read them with wisdom and not with fanatism or superficiality.
Tradition and traditionalism are not the same thing: the Revelation is progressive and can be adapted to different ages, cultures and societies. We must not always oppose to changes, because they could be positive or, in some situations, necessary.
Material reality and our carnal bodies are gifts of God, expression of His/Her love. We must respect nature, and not abuse or destoy it, because it is not our proprierty. The same for our bodies, that are part of us and necessary for us.

domenica 22 agosto 2021

Islamici ecumenici

Vista la tragica situazione in Afghanistan, ho deciso di dedicare un post a quelle personalità del mondo islamico che si sono dedicate al dialogo fra la religioni. Spesso si parla di Islam "moderato" (termine che i musulmani non amano), contrapposto al fondamentalismo terroristico, però non si fanno mai nomi precisi dei suoi esponenti. Ho voluto quindi scrivere delle brevi biografie di cinque uomini che si sono spesi attivamente per l'ecumenismo, oltre che per l'incontro tra modernità e tradizione. Si tratta di tre sunniti e due sciiti, due italiani, due iraniani ed un arabo, tanto a dimostrare quanto certe istanzi siano trasversali a tutto l'universo musulmano.

ABD AL-WAHID PALLAVICINI (1926-2017)

Lo Shaykh Pallavicini

Lo Shayk in compagnia di un prete cattolico ed un rabbino ebreo


Nato Felice Pallavicini, si è convertito  all'Islam (o come diceva lui stesso "ricollocato nell'Islam") nel 1951, sotto l'influsso del filosofo francese René Guénon. Proprio come Guénon, anche Pallavicini entra in una confraternita Sufi, la Tariqah Shadhiliyyah, della quel diventerà anche Shaykh (letteralmente "anziano", ma il senso è quello di "maestro"), quindi fonderà a Milano la COREIS (Comunità Religiosa Islamica). Inoltre, sposa una donna giapponese buddista, anche lei divenuta musulmana, dalla quale avrà il figlio Yahya Sergio Pallavicini. Si è sempre prodigato per il dialogo inter-religioso, partecipando anche agli incontri di Assisi, organizzati dai papi cattolici. Metteva sempre in risalto che in tutte le religioni abramitiche è presente un'attesa escatologica non per la fine della storia, bensì per il suo fine, la Rivelazione divina definitiva, oltre che un culto per il Nome stesso di Dio, ripetuto e contemplato infinitamente. In più, faceva propria l'espressione del Dalai Lama che definiva l'ecumenismo un "dialogo fra ortodossie", condannando quindi certe forme moderne di sincretismo o di relativismo. Lamentò pure il troppo spazio che gli occidentali danno tutt'oggi al movimento, in realtà fondamentalista, dei Fratelli Musulmani.


GABRIELE MANDEL (1924-2010)

Il Khalifa Gabriele Mandel Khan


Di famiglia cosmopolita, suo padre era di origini turco-afgane, invece la madre era un'italiana ebrea. Come faceva notare, però, anche il cognome paterno (in realtà Hatimandel Khan), una volta abbreviato in Mandel, suonava tipicamente ebraico. In ogni caso, Gabriele Mandel è stato un musulmano, shaykh nella Tariqah Naqshabandi, la più diffusa confraternita contemplativa islamica, e Khalifa (vicario) della confraternita Jerrahi-Halveti. Plurilaureato, dopo un'esperienza come archeologo in Giordania, stroncata dalla Guerra dei Sei Giorni, si era poi dedicato alla professione di psicoterapeuta. In essa cercava di far confluire le sue conoscenze della mistica islamica con quelle della psicologia occidentale. Per esempio, riporto qui alcune sue parole sul tema della felicità: "La felicità, [...] essendo un fatto episodico determinato da una circostanza esterna all’individuo, è un sentimento positivo transitorio. Di ben altra importanza, invece, e ben più desiderabile, è la serenità, determinata da una evoluzione dell’essere e dal raggiungimento di una consapevolezza globale, pertanto avvertita dalla 'personalità'. Quindi vivo le varie 'felicità' come circostanze transitorie, ma tendo alla serenità, il cui stato, una volta raggiunto, è eterno". Grande pure il suo impegno nel far conoscere in Italia la cultura, l'arte, la musica e la spiritualità musulmane, spesso intrattenendosi con personalità, quali il cantautore Franco Battiato.

MUSA AL-SADR (1928-1978?)

Musa al-Sadr


Iraniano, trapiantato in Libano, dove ha fondato il partito politico Hamal (in italiano "Speranza"), è poi scomparso misteriosamente in Libia, dove si era recato per un viaggio diplomatico. Della sua sparizione viene in genere accusato il colonnello Muammar Gheddafi, ma io non voglio intromettermi qui in diatribe politiche. L'importanza dell'Imam al-Sadr è stata quella di essere stato il primo sciita a recarsi in visita ad una chiesa cristiana nel giorno di Pasqua e di aver favorito il dialogo sia tra le religioni monoteistiche, sia tra le diverse confessioni in cui si divide l'Islam: non a caso, fu lui ad emettere una Fatwa (sentenza giuridica) in cui si riconosceva anche gli alawiti, una minoranza religiosa della Siria e del Libano, come autentici musulmani sciiti. Sempre nella stessa fatwa si diceva disponibile a dialogare anche con gli aleviti turchi, un'altra minoranza che, al di là delle apparenze, ha in comune con gli alawiti solo il nome derivato dall'Imam Alì, il cugino del Profeta Muhammad e marito della figlia di questi, Fatima. In molti suoi scritti e discorso ha messo in risalto l'importanza della libertà e della giustizia sociale nella fede islamica, spesso facendo riferimento anche a filosofi occidentali, quali Carlo Marx e Jean-Paul Sartre. Insegnava infatti che "Le religioni sono al servizio dell'essere umano" e non il contrario.

AHMAD BADREDDIN HASSOUN (1949)

Badreddin Hassoun con il patriarca melchita Gregorio III

Badreddin Hassoun con il Patriarca Siro-Ortodosso Ignazio Efrem II


Imam sunnita e Sufi nella confraternita Naqshabandi, nel 2005, alla morte del suo maestro e confratello, Ahmed Kuftaro, gli è succeduto come Gran Muftì della Repubblica Araba Siriana. Il Gran Muftì è l'unico giurista coranico del paese ad essere autorizzato ad emettere delle Fatwa. Per il suo appoggio al presidente siriano Bashar al-Assad, Hassoun è stato molto vilipeso dai media europei e nordamericani. In realtà, la suo posizione è dovuta al fatto che quello di Assad è ormai fra i pochi governi laici e multiconfessionali presenti nel Vicino Oriente. Il Gran Muftì, non a caso, ha sempre collaborato con le altre comunità religiose presenti in Siria, sia quelle musulmane (sciiti, alawiti, drusi), sia quelle cristiane (cattolici romani, greco-ortodossi, siro-ortodossi, armeni), al punto da affermare: "Io sono il Gran Muftì di tutti, sunniti, sciiti, cristiani, atei e comunisti". Per questo motivo uno dei suoi figli, Sariah, è stato ucciso dai terroristi dell'ISIS, ma Hassoun è stato disposto a perdonarne gli assassini e ad intercedere per loro presso la magistratura. Il suo pensiero riguardo all'importanza della laicità dello Stato è espresso in queste sue parole: "Né Cristo, né Maometto, né Mosè hanno fondato degli Stati, ma hanno forgiato degli uomini; e gli uomini, facendo leva sulla virtù e sulla morale, costituiscono lo Stato. Perciò lo Stato è un'opera umana, mentre la religione è un'opera di Dio. La differenza tra le due realtà sta anche nel fatto che, mentre nello Stato c'è un sistema di leggi a cui tutti devono obbedire, ciascuno è giudicato secondo le sue azioni e non secondo le sue intenzioni. Invece la religione è fede, morale e virtù basate sull'amore e sulla libertà di scelta". 

MOHAMMAD ALI SHOMALI (1965)

Mohammad Alì Shomali


Originario dell'Iran, ha studiato a Qom, la principale sede di studi per i religiosi sciiti, e all'Università di Teheran. Ha poi ottenuto un dottorato dall'Università di Manchester. Viaggiando in Gran Bretagna e Stati Uniti, nonché vari paesi europei ed asiatici, si è impegnato nel dialogo tra l'Islam, il protestantesimo e il cattolicesimo romano, scrivendo e curando diversi volumi a riguardo. Ha anche avuto una lunga amicizia con il defunto abate cattolico Timothy Wright con il quale ha anche condiviso nel 2017 il premio Miglior Libro dell'Anno, assegnato dalla Repubblica Islamica Iraniana.

venerdì 2 luglio 2021

Perché Maometto?

Muhammad e il cavallo miracoloso Buraq



Premessa

Chiariamo subito una cosa: non è in corso nessuno scontro di civiltà tra Occidente e Islam, e nemmeno tra Cristianità e Islam. Caso mai, esiste un conflitto geopolitico che vede schierati da un lato Russia e Cina, dall'altro gli Stati Uniti d'America e i paesi della NATO. I primi hanno come alleati in Medio Oriente l'Iran sciita, ma anche la Siria laica e socialista. I secondi, invece, si appoggiano Israele (paese che applica l'apartheid verso gli arabi sia musulmani, sia cristiani), ma anche alle monarchie sunnite, come l'Arabia Saudita. Quest'ultima è lo Stato che applica la legge coranica nella sua forma più brutale, nonché uno sponsor del terrorismo internazionale. Non è la prima volta che nascono queste alleanze trasversali. Persino durante la battaglia di Lepanto, nella flotta cattolica non c'erano le navi francesi, perché in quella guerra la Francia era alleata dell'Impero Ottomano contro il comune nemico, la Spagna.

Ho voluto spiegare tutto ciò per evitare i pregiudizi "politici" sulla persona del Profeta dell'Islam, Muhammad. Chiamato nelle varie lingue anche Mohamed, Mehmet e Maometto. Dopo il suo nome i fedeli musulmani aggiungono la sigla S.A.W. o S.A.W.S. che significa Sallallahu Alayhi We Sallam (La pace e la benedizione di Allah siano su di lui). 

La vita

La Qa'ba della Mecca


Il Profeta nasce nel VI secolo d.C. in Arabia, rimane orfano di entrambi i genitori e viene cresciuto dalla zio Abu Talib, che gli insegna il mestiere di cammelliere. Muhammad è comunque poverissimo. Sarà solo sposando la ricca vedova Khadija, che troverà la stabilità economica. Khadija sarà il più grande amore di Muhammad, il quale non sposerà altre donne fino alla morte della sua prima moglie. Quando il Profeta, solito ritararsi in meditazione in una grotta sul monte Hira, comincia ad avere esperienze soprannaturali, saranno proprio Khadija e il cugino di questa, Waraqa (forse un cristiano), a convincerlo che esse vengono da Dio e non dai djinn, i geni che tormentano gli uomini secondo la tradizioni araba.

Infatti, Muhammad, all'inizio, è spaventato dai segni che Allah gli invia, come suppongo lo saremmo tutti noi: sentiva voci uscire dalle pietre e gli apparve un essere gigantesco, il quale, poi, si rivelò essere l'arcangelo Gabriele. Muhammad accetta da costui una Rivelazione, il Corano, che si mette a proclamare per le strade della Mecca, suscitando l'odio delle élite politeiste della città. Il Profeta, inoltre, ha un'esperienza mistica sconvolgente: degli angeli lo trasportano fino a Gerusalemme, sulla spianata dove sorgeva il Tempio di Salomone. Da lì, una cavalcatura soprannaturale con il volto di donna, Buraq, lo conduce in cielo per fargli incontrare i Profeti che l'hanno preceduto ed infine Dio in persona.

Nel frattempo, però, i politeisti meccani complottano per uccidere Muhammad. Questi è costretto a fuggire nell'oasi di Yathrib, la futura Medina. Qui, il Profeta, da semplice mistico e predicatore, diviene anche un capo politico. Con una serie di battaglie, riesce a conquistare la Mecca e, dopo aver perdonato coloro che avevano cercato di ucciderlo, fa sgomberare tutti gli idoli dalla Qa'ba, il tempio della città, ad eccezione di una Pietra Nera, che si diceva fosse stata venuta dal cielo e ritrovata da Abramo. Secondo alcune fonti, avrebbe risparmiato anche un'icona raffigurante la Vergine Maria con Gesù Bambino in braccio.

A questo punto, si potrebbe pensare che Muhammad abbia raggiunto il suo scopo, costituire una comunità di fedeli monoteisti in Arabia, ma alla sua morte i suoi seguaci si divisero. Rimasto vedovo di Khadija, il Profeta aveva avuto più mogli e diversi figli da ciascuna, però i maschi non gli erano sopravvissuti, quindi non c'era un erede in linea diretta. Inoltre, Muhammad morì tra le braccia della moglie favorita, Aisha. I suoi seguaci eleggono come suo successore il padre di Aisha, Abu Bakr, che i sunniti ancora oggi considerano il primo califfo. Gli sciiti, invece, ritengono che Aisha abbia avvelenato il Profeta su mandato proprio di Abu Bakr. Per questi ultimi, l'unico erede di Muhammad è suo cugino, l'Imam Alì, che il Profeta aveva cresciuto come un figlio e al quale aveva fatto sposare la figlia Fatima.  Certo, esistono anche altre confessioni islamiche (ibaditi, drusi, alawiti, aleviti, ecc.), ma sciiti e sunniti restano le due più diffuse.

L'esperienza interiore

Il Profeta Muhammad e l'Imam Alì


La fede di Muhammd ruota intorno ad un Dio unico, Allah. Il nome, in arabo, significa letteralmente "il Dio", ma potrebbe derivare dall'aramaico Aloho che, a sua volta, rimanda all'ebraico Elohim, accrescitivo di El, divinità pagana adorata nell'antico Vicino Oriente. Tuttavia, alcuni studiosi sostengono che Allah fosse in origine uno degli dei di un pantheon molto più esteso. Quindi, anche l'Islam, come ebraismo e cristianesimo, nasce come un sincretismo: nel Corano si specifica che ebrei, cristiani, zoroastriani e i misteriosi sabei (forse una setta gnostica) hanno ricevuto tutti una Rivelazione da Allah e, per questo, non devono essere perseguitati, ma solo sottoposti al pagamento di una tassa. Sempre il Corano cita una serie di Profeti precedenti a Muhammad. Fra di essi, ci sono personaggi della tradizione giudeo-cristiana, come Abramo, Mosè, Noè, Giovanni il Battista e Gesù, ma anche altri meno facilmente identificabili, come Idris e Suayb, derivati forse dalla tradizione araba preislamica. Qualcuno ha persino sostenuto che Idris fosse in realtà Ermete Trismegisto, il dio dell'alchimia, ma non è provato. Possiamo dedurre che la visione del sacro di Muhammad fosse molto più inclusiva di quanto non lo sarà per i suoi seguaci nei secoli successivi.

Se continuiamo ad esaminare la fede personale di Muhammad e la confrontiamo con quella di Gesù Cristo, ci accorgiamo che non c'è un'identificazione totale con Dio. Il Profeta dell'Islam non avrebbe mai detto "Io e il Padre siamo una cosa sola", come fa invece Gesù nel Vangelo di Giovanni. Per lui, Allah resta un Dio trascendente ed inconoscibile. Se qualche occidentale, anche recentemente, ha accusato l'Islam di presentare una divinità tirannica e contraddittoria, che può far morire un uomo e poi risuscitarlo secoli dopo senza alcun motivo apparente, si può rispondere che la vita stessa è spesso tirannica e contradditoria. Muhammad ha applicato a Dio quella incomprensibilità che vedeva nella realtà di tutti i giorni, con la differenza che lui non ha mai smesso di credere nella bontà divina. Non a caso, tutte le Sure (i capitoli) del Corano si aprono sempre con la frase "Nel Nome di Allah, il Clemente e il Misericordioso". Uno sforzo di fede e di speranza non certo comune.

In quanto al fatto che Muhammad non si è mai opposto a cose come la guerra e la schiavitù, bisogna rilevare che nemmeno il cristianesimo le ha abolite, però tanto l'Islam che le Chiese cristiane hanno cercato di regolamentare anche queste cose, in modo da arginarne i danni. Se Muhammad uccide gli ebrei medinesi che lo hanno tradito, però risparmia i politeisti meccani, tra cui i Banu Qureysh, il clan nemico al suo, perché questi si sono arresi. Anche i cavalieri europei medievali agivano secondo norme simili. Non sono d'accordo con il teologo Vito Mancuso che relega Muhammad in uno stato inferiore a Gesù, come pure ai profeti dell'Antico Testamento, perché, mentre questi si scontravano con le istituzione, lui le avrebbe costruite. Anzi, per me che cerco una via di mezzo tra Lenin e Tolstoj, mi pare che un legislatore ispirato, come fu Muhammad, possa essere un buon esempio da seguire: non c'è stata nella sua vita una scissione tra l'esperienza interiore e l'attività esteriore, tra il coltivare sé stesso e l'organizzare la società. Un lavoro che non deve essere stato facile, rilevabile anche nelle diversità tra le Sure composte alla Mecca e quelle elaborate a Medina, ma che è necessario fare per ciascuno di noi, se non vogliamo vivere in un mondo incompleto, o tutto spirituale o tutto materiale. 


Christian Universalism - a profession of faith (English version)

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