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lunedì 14 novembre 2022

Christian Universalism - a profession of faith (English version)



All the following sentences are not dogmas or revelated Thruths, but only my personal opinions.

God is neither male, nor female, but He/She is our Father, Mother, Friend and Lover. In His/Her Kingdom there is no discrimination on sexuality, race, language, religion, political view, etc.
Jesus of Nazareth is not only a great spiritual theacher, He is the incarnated God. At the same time there are a lot of holy men and women, the Saints guided by God. There are Saints, both inside the organized Christian communities (for example: Makarios the Egyptian, Isaac the Syrian, Catherine of Siena, Theresa of Avila), both outside them (Confucius, Buddha, Mohamed, Rabbi Maimonides, Guru Nanak Dev and others).
Who is a Saint? A person guided by the Holy Spirit, a part of God, who He Himself already gives us in this mortal life. Everyone can meet the Spirit of God. The only limit is that one has to sincerely accept Him and to live in accord to the Spirit. A Saint could make mistakes, as every human, but to follow a Saint's theaching is always a good choice.
If a person practices his/her religion or philosophy with devotion and love, he/she can reach the Holy Spirit, but nobody has the right to impose his way or view to others.
Study of the Holy Scriptures, prayers, rites, ethical laws and meditation are the tools who help us in our spiritual pilgrimage, but only on condition that we also practice charity to our brothers and sisters. In the Gospels, Jesus Christ Himself explains that the real discriminating factor is the charity to others, for example in the Sermon on the Beatitudes (Matthew 5,3-12) or in the Parable of the Sheep and the Goals (Matthew 25,31-56).
The Scriptures, like Bible, Quran, Vedas, Adi Granth and Pali Canon, are inspired by God, but written by humans, who lived in a particular age and country, that influenced them. For this reason, the Scriptures may help us, if we read them with wisdom and not with fanatism or superficiality.
Tradition and traditionalism are not the same thing: the Revelation is progressive and can be adapted to different ages, cultures and societies. We must not always oppose to changes, because they could be positive or, in some situations, necessary.
Material reality and our carnal bodies are gifts of God, expression of His/Her love. We must respect nature, and not abuse or destoy it, because it is not our proprierty. The same for our bodies, that are part of us and necessary for us.

martedì 11 ottobre 2022

Meditazione focalizzata teistica (1): Introduzione




Chiedo scusa a tutti se non sono un sacerdote né un monaco, un rabbino o un imam.  Vi prego quindi umilmente di prendere le cose che scrivo con il beneficio del dubbio: non sono dogmi o rivelazioni avute da esseri soprannaturali, ma sole mie opinioni personali e, quindi, assolutamente contestabili.
Sono cristiano, ma riconosco un'ispirazione divina in tutte le religioni, per cui accetto di mettere da parte la mia visione del mondo per rivolgermi ai seguaci di qualunque fede, nonché agli atei e agli agnostici.
Come ho più volte spiegato, non credo sia possibile una sintesi fra tutte le religioni a livello dottrinario. Le visione teologiche e filosofiche troppo diverse: addirittura non in tutte le religioni si parla di "Dio" o di "anima", per lo meno non come li intendiamo noi in Occidente. Tuttavia su due elementi si può trovare delle similitudini, cioè la morale e la spiritualità.
Riguardo alla morale, se anche tra le varie tradizioni spirituali ci sono differenze su argomenti come l'alimentazione e la sessualità, d'altro canto esistono regole fondamentali che tutti accettano. Soprattutto ricorre la cosiddetta "Regola d'Oro": "Non fare agli altri quello che non vorresti gli altri facessero a te". Il primo ad esprimerla sembra sia stato il dotto cinese Confucio, mentre Gesù Cristo sarebbe l'unico a porla in positivo ("fa' agli altri quello che vorresti gli altri facessero a te").
Passando alla spiritualità, voglio prima precisare il significato di questo termine. Io concepisco la spiritualità come un lavorare sul proprio mondo interiore, e proprio per questo mi sembra un qualcosa di strettamente collegato all'etica, che invece regola i nostri rapporti con gli altri ed il mondo circostante. Scavando nel nostro sé possiamo arrivare al Trascendente, quello che comunemente noi occidentali chiamiamo Dio.
Qualcuno obbietterà che Dio è irraggiungibile, quindi è inutile cercare di costruire una relazione con Lui, altri che, in fondo, se il Divino è già dentro di noi, non serve nemmeno cercarLo. Entrambe le affermazioni sono incomplete. l'Assoluto, essendo infinito ed eterno, è impossibile da comprendere dalle menti di noi esseri umani, limitati nello spazio e nel tempo, però può essere, per così dire, "percepito" andando oltre i concetti astratti e i ragionamenti che continuamente facciamo su di Lui. Chi afferma che l'umanità e il Trascendente non si incontrino mai, in genere, è semplicemente qualcuno che non ha mai avuto occasione di fare esperienze della vicinanza di Dio.
Riguardo alla presenza del Divino in noi, io ne sono convintissimo, ma temo che non sia così facile entrare in contatto con Lui: siamo troppo distratti dalle mille impellenze della vita quotidiana, come pure dai nostri desideri, dalle nostre paure e immaginazioni per poter badare a Dio. Per giunta è sempre presente il rischio di fraintendere le vere ispirazioni divine dalle costruzioni del nostro inconscio.







Mi permetto di esporre un percorso spirituale, che io per primo sto cercando tra mille difficoltà di seguire: la meditazione focalizzata teistica, che per comodità abbrevio come MFT. Spieghiamo passa per passo, il significato di queste tre parole.
Il termine "meditazione" è stato usato per tradurre termini sanscriti come Dhyana e Bhavana. In realtà, il senso non è tanto quello di riflettere o ragionare su qualcosa, quanto piuttosto praticare uno o più esercizi psicofisici destinati ad aiutare la crescita spirituale. Fino a tempi recenti nella tradizione cristiana, la parola più usata per questo era "contemplazione".
La meditazione può essere di due tipi:
  • Attenzione focalizzata: ci si concentra un singolo oggetto, che può essere una parola, un'immagina, un testo scritto, una parte del corpo, una persona o altro. il Dhikr musulmano, la preghiera di Gesù e la lectio divina cristiane, la meditazione yogica classica e la Kabbalah meditativa ebraica rientrano tutte in questa categoria.
  • Attenzione aperta: si cerca di osserva tutto ciò che accade in noi e attorno a noi, senza attaccarsi a nulla, ma lasciandolo scorrere. Pratiche di origine buddista, come Vipassana, Mindfulness e meditazione panoramica tibetana, fanno parte di quest'altro raggruppamento.
Un'altra distinzione può essere compiuta sulla base dell'impostazione mentale di colui che medita( il meditante):
  • meditazione teistica: qualora il suo intento è l'incontro/unione con una divinità concepita come una persona.
  • meditazione a-teistica: se il suo scopo è invece raggiungere un Divino impersonale.
Facciamo attenzione che per "a-teistica" non si intende una pratica "atea": semplicemente questo tipo di meditazione proviene da tradizioni spirituali, come buddismo, taoismo e confucianesimo, non considerano indispensabile da venerazione di uno o più dei per la realizzazione spirituale, nonostante alcune frange di queste scuole di pensiero ammetano il culto per i loro fondatori (rispettivamente Buddha, Confucio e Lao-Tse) e per altri personaggi eminenti.
L'idea di un Dio-persona, tuttavia, rimane più tipica delle tre religioni di Abramo (ebraismo, cristianesimo e Islam), del sikhismo (un altro monoteismo ma non derivato da Abramo), dello shintoismo giapponese e di gran parte dell'induismo, come pure degli antichi culti di greci, romani, egizi, eccetera. La maggior parte delle religioni è quindi teista.
In questo saggio esamineremo un tipo di meditazione teistica focalizzata, non perché sia migliore della altre, bensì per il semplice motivo che è quella che io pratico. Non sarei in grado di parlare di Vipassana o di Zazen, visto che non mi ci sono mai accostato. Nei capitoli successivi prenderò in esame alcuni forme di MFT riprese da induismo, ebraismo, cristianesimo e Islam, quindi trarrò alcune conclusioni.

NB quelli che io propongo sono solo alcuni dei tanti metodi di meditazione possibili, quindi potranno non essere adatte a chiunque. In fondo non mangiamo tutti le stesse cose, non svolgiamo tutti lo stesso lavoro e, per fortuna, non ci innamoriamo tutti dello stesso uomo o della stessa donna. Perché non dovrebbero esserci diverse vie per raggiungere l'Assoluto, ciascuna più adatta a determinate persone piuttosto che ad altre?

CONTINUA



martedì 6 settembre 2022

Domande frequenti sulla mistica



Cos'è la mistica?

Difficile rispondere a questa domanda. Sono state formulate mille definizioni della parola "mistica", ma la più convincente, almeno secondo me, è "la disciplina che mira ad un contatto diretto con il Trascendente".

La mistica e la religione sono la stessa cosa?

Se mi permettete la battuta, la mistica è un po' la religione 2.0, deriva dalla religione, ma ne supera i confini. In genere i mistici sono coloro che non si accontentano di una adesione solo formale a concetti, riti e norme di comportamento. Sono coloro che vanno più a fondo, in alcuni casi intraprendendo una vita di tipo ascetico, altri elebarando pratiche di meditazione.

Come è nata la mistica?

Esiste una teoria molto diffusa fra gli studiosi, in cui si ritiene che, in un primo momento, l'umanità ha considerato tutto l'universo come qualcosa di sacro e divino, poi, con la nascita delle religioni organizzate è avvenuta una scissione: il Creatore è divenuto qualcosa di "altro" rispetto alla creazione. La mistica sarebbe un terzo passaggio, in cui si cerca di ricostruire l'unità perduta Creatore-creature. Io, tuttavia, mi permetto di suggerire un'altra interpretazione: le prime divinità venerate dagli esseri umani erano tutt'altro che buone o sagge. Nei più antichi Vedi (i testi sacri indù) si legge che Indra, il dio del tuono, non faceva che combattere ed ubriacarsi  fino a non potersi più reggere in piedi. Nella mitologia greca Zeus tradiva continuamente la moglie Hera, inoltre per diventare signore dell'Olimpo aveva ucciso suo padre Cronos. Anche il Dio ebraico ordinava al suo popolo guerre e stragi con ben poca misericordia per i nemici. Questa è "l'infanzia della religione", poi è arrivata "l'adolescenza", in cui si è cominciato a credere in un Dio che rappresenta la morale, poteva essere un Dio unico, come quello degli ebrei, o semplicemente una divinità più potente di tutte le altre. Solo che tutti ci rendiamo conto che non sempre i casi della vita sono governati dalla morale. Non c'è essere umano che non si sia mai chiesto perché un Dio buono permette tante cose malvage. A questo punto l'umanità è entrata nella sua fase adulta: qualcuna ha rigettato in blocco la religione, divenendo ateo, qualcun altro ha cominciato a cercare il Divino non più nel mondo esterno bensì in quello interiore. Questi ultimi sono i mistici.

I mistici sono sempre anarchici, in contrasti con la religione "ufficiale"?

Non è sempre così. Certo, restando da noi in Occidente, abbiamo avuto i casi di Margherita Poreto e Giordano Bruno che sono finiti vittime dell'Inquisizione. D'altra parte dobbiamo anche notare la stima che, per esempio, i papi cattolici hanno avuto nei confronti di mistici, quali Francesco d'Assisi, Domenico di Guzman e Caterina da Siena, e soprattutto quest'ultima era una donna ribelle che non si faceva problemi ad usare un linguaggio duro con lo stesso pontefice

La mistica è qualcosa di esoterico, riservato a pochi iniziati?

Anche in questo caso non è sempre così, dipende dalle diverse scuole mistiche di cui stiamo parlando. Di sicuro la Qabbalah ebraica è forse la scuola più esoterica. Per secoli è rimasta chiusa in ristretti circoli di rabbini, i quali si impegnavano a non divulgarne i segreti. Solo il movimento chassidico (o hasidico), nato nell'Europa dell'Est nel '700, ha cercato di rendere alcuni aspetti della Qabbalah alla portata della gente comune. L'estremo opposto è forse la contemplazione cristiana: l'unica iniziazione richiesta è il battesimo e, anche se è stata coltivata soprattutto nei monasteri, non si è mai impedito ai laici di praticarla.

Per intraprendere un cammino mistico è necessario credere in una o più divinità?

Se da un lato tutte le tradizioni spirituali credono l'esistenza di qualcosa del Trascendente, di un "altro" rispetto alle nostre percezioni sensoriali, dall'altro lato non tutte lo descrivono nello stesso modo. Diciamo che in Europa e nel Mediterraneo si tende a vedere il Divino come un "qualcuno", nelle culture dell'Estremo Oriente lo si percepisce più come un "qualcosa". L'India è quasi una via di mezzo tra queste due concezioni: all'interno dell'induismo esistono sia scuole di pensiero teiste, che credono in una Divinità personale, come avviene in Occidente, sia altre non teiste che credono in un Divino impersonale.

E' vero che i mistici sviluppano poteri paranormali?

Ci sono testimonianze, non si sa fino a che punto attendibili, su mistici capaci di compiere guarigioni miracolose, di leggere nel pensiero, levitare, predire eventi futuri e molto altro, tuttavia i maestri spirituali cono concordi nell'affermare che questi sono come degli "effetti collaterali". Lo scopo che si prefigge un mistico non è quello di diventare una sorta di supereroe e chi si accosta alla spiritualità in cerca del miracoloso o dell'eccezione rischia facilmente di perdersi.

Qual è allora lo scopo del cammino spirituale?

Ogni essere umano ha quattro dimensioni: il rapporto con sé stesso, con gli altri, con la natura e con il Trascendente. L'intraprendere un percorso mistico, qualunque esso sia, intende creare un giusto equilibrio fra tutti questi rapporti e trasformarli in una comunione universale. Dio, l'umanità e il mondo ci appaiono come compartimenti stagni, ma possiamo scoprire che sono in realtà vasi comunicanti in contatto l'uno con l'altro.

sabato 22 gennaio 2022

La pratica della meditazione (2) alcuni errori da evitare


 


Tutti cadiamo in alcuni errori di approccio alla meditazione. Eccone alcuni dei principali:

  •  Per esempio, specie se si parla di yoga o tai chi, molti credono che siano solo una forma di ginnastica per restare in forma. In tal caso, con tutti gli sport che ci sono, sarebbe quasi superfluo meditare.
  • Altri si aspettano di aver trovato una sorta di "abracadabra" che fa sparire i problemi. In realtà, i problemi non spariscono, ma, meditando, si può cambiare il nostro modo di vederli e, magari, riuscire a risolverli.
  • Altri ancora vanno in cerca del miracoloso, di sensazioni o visioni entusiasmanti. I maestri, invece, insegnano che, raggiunto un certo grado di ascesi, si può sì avere la percezione di luci, colori, immagini o persino odori fuori dall'ordinario, però non bisogna soffermarsi su queste esperienze, altrimenti si finirebbe col perdere la concentrazione necessaria al proprio percorso.
  • Specie quando si è all'inizio (anche io ci sono passato), si tende a passare da un percorso all'altro: magari prima lo yoga, poi lo zen, poi ancora il sufismo o l'esicasmo, ecc. In pratica siamo come un telespettatore che fa zapping senza vedere nessun programma per intero. Una volta trovato il proprio percorso, bisogna restargli fedele, come quando ci si sposa o si va a convivere con la persona amata, non la si abbandona da un giorno all'altro per una più bella.
  • A volte ci si lascia prendere da una specie di "narcisismo spirituale", per cui si pensa di essere già dei santi, degli illuminati, quando stiamo ancora muovendo i primi passi. Peggio ancora, si concepisce la mistica come qualcosa di staccato dalla morale: "basta che io mi senta bene dentro di me, non importa ciò che faccio agli altri" ci si ripete. Al contrario, i maestri spirituali ci insegnano che il primo passo verso la crescita interiori, precedente a qualunque pratica, sta nel condurre una vita retta.
  • Inoltre, si può ridurre il percorso mistico ad una semplice conoscenza intellettuale. Anche questo è un errore, in cui io cado spesso. Swami Vivekananda, lo yogi indiano, spiegava esiste una differenza tra lo studioso e il mistico: il primo entra in un frutteto e comincia a contarne quanti rami ha ogni albero, e quante foglie o frutti ci sono su ogni ramo. Il mistico, invece, è colui che raccoglie i frutti e li mangia. Lo studioso ha solo una conoscenza indiretta della cose, il mistico le sperimenta su sé stesso, cercando di "gustare" letteralmente il sapore del Divino.
  • Si pensa che la pace interiore o qualsiasi altro traguardo dipenda esclusivamente dalla nostra volontà. In pratica ci si fa violenza da soli per abolire tutti i pensieri, i sentimenti, gli impulsi che potrebbero sviarci, eppure si resta sempre frustrati, perché la meta non arriva. Invece, la percezione del Divino è un dono, non la si può costruire. La meditazione serve più che altro a prepararci ad accoglierla. Fintanto che non arriva, bisogna restare in attesa con pazienza e perseveranza
  • L'errore più insidioso di tutti: affidarsi ad un falso maestro. Molti oggi si presentano come yogi, sufi, padri spirituali, insegnanti di meditazione o simili senza esserlo veramente. Non sempre è facile riconoscerli e, purtroppo, il rapporto che si instaura con un maestro è simile ad una relazione affettiva: persino se si rivela fallimentare, è difficile staccarsene. Pensate ad un donna che ha un marito ubriacone e manesco, magari è talmente innamorata di lui che, non solo non lo lascia, ma fabbrica con sé e gli altri ogni menzogna possibile per giustificarlo. Forse una prima distinzione è che un vero maestro non pretende ricompense né economiche, né di altro tipo, come Socrate che donava gratis i suoi insegnamenti e criticava gli altri filosofi, i quali, invece, chiedevano un pagamento ai discepoli. Un'ulteriore cernita sta nel fatto che un buon maestro non cerca di tenere legati a sé gli allievi: qualora uno di questi voglia lasciarlo, non lo costringe a restare. Inoltre i veri mistici hanno grande umiltà, non si vantano dei propri meriti, non si autoincensano e, soprattutto, non cercano di imporre le proprie decisioni o le proprie idee con la forza.
Un ultimo appunto, forse più importante degli altri. Se soffrite di disturbi fisici e/o psicologici, prima di darvi alla meditazione, consultate un medico o uno psichiatra, altrimenti non solo rischiate di non avere nessun beneficio, ma di farvi ulteriormente del male. La meditazione è aperta a tutti, però richiede salute fisica e mentale per poterla praticare correttamente.

lunedì 10 gennaio 2022

La pratica della meditazione (1)

 Dopo tante discussioni teoriche sulle religioni, volevo passare a parlare di quello che, secondo me, è il fulcro dell'esperienza religiosa, ossia la meditazione. Lo faccio a partire da alcuni video postati su YouTube da Axel Bayer, monaco benedettino della Congregazione Camaldolese, nonché insegnante di yoga.

Nel primo video Bayer prende in esame le due grande metodologie della meditazione: Vipassana, ossia allargare la propria attenzione a tutta la realtà circostante, e Dhyana, concentrarla su un unico oggetto, che sia un'immagine, una parola, un testo scritto, una parte del corpo o altro. In questa seconda categoria il monaco fa rientrare lo yoga, l'esicasmo ortodosso, il dhikr musulmano e persino alcune pratiche del cattolicesimo, quali il rosario e la lectio divina (la lettura meditata delle Sacre Scritture).

Nel secondo Bayer passa a mettere in confronto alcuni testi che trattano della meditazione: il primo è lo Yoga Sutra, uno scritto indiano attribuito al saggio Patanjali, gli altri sono principalmente di mistici cristiani: si va da Evagrio Pontico a Giovanni Climaco, da Giovanni della Croce all'ignoto autore medievale de La Nube della Non-Conoscenza fino a Tommaso d'Aquino che, in genere, non è  classificato come un mistico, ma come un teologo "razionale".  

Innanzitutto, ci si trova davanti ad una differenza di termini: mentre in India tutti i maestri spirituali si sono adattati alla terminologia usata da Patanjali, nel cristianesimo ogni maestro ha adoperato parole diverse per descrivere la sua esperienze. Per esempio, se il traguardo dello yoga è lo stato di vicinanza al Divino, chiamato Samadi, nella tradizioni cristiana alcuni parlano di preghiera pura, altri di contemplazione, altri ancora di Hesychia (in greco silenzio, quiete) o addirittura di Theosis (deificazione, divinizzazione).

 Se passassimo ad esaminare anche la mistica islamica, ebraica, buddista, shintoista o taoista troveremmo tantissimi altri termini diversi, ma tutto questo non deve spaventare: come ripeto sempre, se ci fermiamo all'aspetto concettuale delle religioni, le troveremo sempre inconciliabili, invece se passiamo a quello pratico e, per così dire, apofatico (ossia che trascende i concetti), troveremo comunanze sorprendenti. Seppure scaliamo montagne diverse, il cielo sopra noi tutti resta lo stesso.





venerdì 13 agosto 2021

Trascendenza: immaginale e immaginario



In questi giorni sto leggendo il libro Corpo spirituale e Terra celeste - Dall'Iran mazdeo all'Iran sciita. L'autore, Henri Corbin (1903-1978), era un filosofo e persianista francese. Nel saggio Corbin mostra come molti aspetti dell'antica religione persiana, lo zoroastrismo o mazdeismo, siano rimasti in vita nella mistica islamica sciita fino ai giorni nostri. Semplificando molto, lo studioso fa notare come, tanto per i mazdei quanto per gli sciiti, esistano diversi mondi: il mondo sensibile, cioè quello materiale, percepibile dai sensi; il mondo intelligibile, che è la sfera delle idee e del pensiero. Infine, il mondo immaginale, il quale è una sorta di zona intermedia tra i due, un "inter-mondo" lo definisce. 



Corbin, a più riprese, si premura di specificare che l'immaginale non è l'immaginario, ossia della fantasia. Piuttosto, si tratta di qualcosa di reale, ma di una realtà diversa da quella che possiamo percepire con i nostri sensi o che possiamo elaborare con la nostra intelligenza. Il mondo immaginale è il regno della meditazione e delle Rivelazioni divine. In esso i mazdei collocano la loro Eptade divina, composta dal Dio supremo, Ahura Mazda, dai suoi sei Arcangeli, gli Amesha Spenta; sempre in esso, gli sciiti collocano i "Quattordici Immacolati", ossia il Profeta Muhammad, sua figlia Fatima e i dodici Imam che sono succeduti al Profeta. Questi quattordici esseri, esenti da errore e da peccato, sarebbero preesistenti alla nascita sulla Terra dei loro omologhi storici, un po' come, nel cristianesimo, il Logos divino precede la nascita fisica di Gesù dalla Vergine Maria. Il mondo immaginale è anche il mondo della Resurrezione, un concetto che sembra gli ebrei abbiano acquisito proprio dagli antichi iranici, per poi trasmetterlo a cristiani e musulmani. 

i dodici Imam sciiti


Penso che per molti uomini e donne credenti che conosco, ed anche per me personalmente, credere nella Resurrezione, oggigiorno, sia molto difficile: tutti sappiamo che il corpo, dopo la morte, si decompone fino a scomparire. Se si salva qualche osso, è già tanto. In più, anche il pianeta su cui viviamo (e che ci precede di milioni di anni, non di soli cinque giorni) è destinato presto o tardi a scomparire. Dove potranno mai vivere gli esseri umani risorti? Forse si trasferiranno su altri pianeti? Tutto questo ci impedisce di accettare razionalmente uno dei concetti-chiave della nostra fede. Se, però, noi pensiamo che la Resurrezione è un fatto reale, ma che avviene su un piano di realtà diverso da quello consueto, ci diventa qualcosa di credibile. Lo stesso vale per la Presenza di Cristo nel pane e nel vino eucaristici, oppure per i cattolici romani l'Assunzione di Maria al cielo "in anima e corpo". Senza un mondo immaginale, tutti questi dogmi di fede finiscono per venire considerati giusto delle metafore, delle parabole illuminanti, ma che, in fin dei conti, sono pura fantasia.

Sempre Corbin sottolinea come nel mondo immaginale ha sede la Sofia divina, quell'entità che per i mazdei è l''arcangelo femminile Spenta Armaiti e per i musulmani sciiti Fatima. Essa è inoltre la Shekinah della mistica ebraica, ossia la Presenza di Dio sulla Terra. "Sofia", in greco, significa Sapienza, qualcosa di diverso dalla semplice conoscenza concettuale (definita dai greci "Gnosis"), una sapienza che presuppone una partecipazione, un sentire il sapore delle cose. Quella che si può raggiungere con la vita spirituale, la ricerca del trascendente.

La discesa dello Spirito Santo su Maria e i discepoli


A questo punto, qualcuno penserà che la Sofia, per un cristiano, potrebbe essere la Vergine Maria, quella "dea" Maria, nella quale ortodossi e cattolici romani vengono accusati di aver recuperato elementi di divinità pagane, quali Iside, la Luna, sposa e madre del Sole, e Gea, la Madre Terra. Io, personalmente, ritengo invece che la Sofia sia lo Spirito Santo. Se il nome di quest'ultimo, infatti, nelle lingue latine è al maschile, in quelle semitiche è al femminile: Spirito si dice in ebraico "Ruah", in aramaico "Ruo" e in arabo "Ruh". Tutti termini femminili!

Certo, qui potrei essere accusato di sincretismo o di relativismo, ed effettivamente mi viene la tentazione di rispondere con Pirandello "così è, se vi pare". In ogni caso, dobbiamo pensare che la teologia cristiana e cattolica ha sempre acquisito qualcosa dalle scuole di pensiero che incontrava sul suo cammino: I Padri della Chiesa erano influenzati da Platone e dai neoplatonici, Tommaso d'Aquino da Aristotele, i Teologi della Liberazione da Carlo Marx. Tutti questi sono stati cambiamenti positivi. Perché non possiamo acquisire l'idea di mondo immaginale e di Sofia dalla cultura iranica?

sabato 12 giugno 2021

Tra Lenin e Tolstoj


 



 


Lenin, il rivoluzionario russo, aveva una grande ammirazione per Lev Tolstoj, l'autore di Guerra e Pace e Anna Karenina, tuttavia era critico sulle posizioni cristiano-spirituali dello scrittore. Il politico, ironicamente, scriveva che per lui il pensiero di Tolstoj fosse: "In passato sono stato cattivo, però ora mi sto dedicato all'auto-perfezionamento. Infatti, non mangio più carne ma solo polpette di riso". In pratica, secondo Lenin, Tolstoj non stava facendo niente per il popolo.

Tale critica, nel caso specifico dello scrittore russo, mi pare esagerata: questi, nato nobile, si era dato concretamente da fare per l'emancipazione dei contadini dalla servitù della gleba (abolita solo sulla carta dallo zar Alessandro). D'altro canto, esiste un limite che riguarda molte persone che seguono una religione organizzata o che (come Tolstoj, il quale era critico con la Chiesa Ortodossa ufficiale), seguono comunque un percorso interiore:  ci si occupa solo di sé stessi, si prega, si medita, si fa penitenza, magari si decide di non consumare più alcuni cibi o alcune bevande, ma tutto questo lo si compie solo per sentirsi più santi o più illuminati. In un simile percorso manca il rapporto con l'altro e tutto si riduce ad una sorta di narcisismo spirituale.

Il filosofo ebreo austriaco, Martin Buber, nel suo splendido libro Il Cammino dell'Uomo, spiegava che il primo materiale su cui tutti dobbiamo lavorare siamo proprio noi stessi, per questo la spiritualità e, in alcuni casi, persino l'ascesi e l'auto-privazione  sono passi necessari. Sempre Buber faceva però presente che lo scopo di tutto questo è quello di aprirsi agli altri, di donarsi al prossimo, altrimenti  saremmo solo degli egoisti tra i tanti che al mondo e alla società non portano alcun beneficio. Questo è il cammino che io per primo, seppure con tutti i miei limiti e le mie contraddizioni, cerco umilmente di percorrere: costruire me stesso per poi donarmi all'altro.

Christian Universalism - a profession of faith (English version)

All the following sentences are not dogmas or revelated Thruths, but only my personal opinions. God is neither male, nor female, but He/She ...